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Mi metto in gioco

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Il progetto “Mi metto in gioco!” mira a favorire l’inclusione sociale di bambini e adolescenti con malattie o disabilità e delle loro famiglie. La quotidianità di CasaOz accompagna bambini, ragazzi e famiglie a ricostruire passo dopo passo la propria Quotidianità, spazzata via dalla malattia, dall’incertezza e dalla paura.

Grazie alla “Quotidianità che cura” CasaOz vuole essere un luogo di incontro attraverso un’accoglienza che non ha confini, né di tempo né di spazio, ed agisce nelle diverse attività della giornata, quali i momenti spontanei, i laboratori sportivi, creativi ed espressivi, il sostegno scolastico.

Attraverso le diverse azioni progettuali intende contribuire a superare la frammentazione delle esperienze personali, utilizzando la metafora dello zaino dove ciascuno può “raccogliere” quanto appreso e vissuto, promuovendo connessioni tra diversi ambiti di vita e collaborando con il territorio. 

In particolare, il progetto affronta l’aumento di richieste di supporto per minori con disturbi dello spettro autistico grazie all’attivazione di uno specifico spazio dedicato a loro: i lunedì della Quiete. L’obiettivo è creare un ambiente inclusivo e rassicurante, rispettando le esigenze dei bambini. Gli spazi della casa sono organizzati in modo specifico, in modo tale che non offrano stimolazioni eccessive. Le attività, che coinvolgono anche altri bambini con fragilità, seguono una routine dettagliata e rassicurante per permettere a tutti di muoversi in modo tranquillo e autonomo, consapevoli di ciò che accade durante la giornata. Ad esempio, si attiva un rituale all’inizio della giornata e delle singole attività, come mostrare chi sarà presente con una comunicazione visiva; la giornata si conclude con un saluto tranquillo per favorire la calma e la gestione delle emozioni. Sono previste anche attività laboratoriali specifiche e momenti di dialogo con i genitori. 

Il progetto è pensato anche per coinvolgere le famiglie ucraine ospitate a CasaOz, la cui presenza offre un’opportunità di interazione culturale, stimolando riflessioni sulla pace e sull’impegno verso chi è più vulnerabile.

Il progetto è reso possibile anche grazie al sostegno di Fondazione CRT.