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Laboratorio di Teatro – Intervista a Carlo Cusanno

Come e quando hai incontrato CasaOz?

Tre anni fa io sono entrato a Casa Oz grazie ad un mio maestro di teatro che ha voluto mettermi alla prova, proponendomi un laboratorio condotto con i ragazzi della casa.

 

Cosa ti ha comunicato entrare a CasaOz?

 La sensazione di casa l’ho percepita subito entrando lì. Ma che cos’è questa sensazione?

Per me, è la possibilità di entrare in un luogo in cui i ruoli sociali, che utilizziamo maggiormente nella società per relazionarci, vengono tralasciati come per magia.

Gli insegnanti, gli educatori, le segretarie, gli addetti alla pulizia, i volontari, i cuochi, gli affidatari: a CasaOz, questi ruoli vengono messi da parte momentaneamente.

Coloro che incontri sono i tuoi fratelli o sorelle maggiori a cui fare domande ed essere aiutati; sono le tue mamme che ti preparano la merenda e da cui imparare tante cose; sono i tuoi compagni di compiti con cui distrarsi o aiutarsi; sono i tuoi amici con cui colorare insieme o sfidarsi a calcetto; sono zii e zie con cui vestirsi buffi a carnevale; sono nonni con cui cantare a squarciagola canzoni di Natale. E mille altri esempi.

Questo è quello che ho provato entrando e che provo tutt’ora. Mi sento fratello minore, fratello maggiore, zio, padre, figlio. E in queste forme trovo che ci siano rispetto e stima generali e condivisi fra tutti noi che viviamo quei momenti.

 

Perché hai deciso di restare?

 Ho decido di restare perché posso essere me stesso e sono apprezzato. Sono un animatore cresciuto negli oratori salesiani che si è appassionato del teatro e che nel tempo ne ha fatto il suo mestiere.

Ho deciso di restare perché a Casa Oz ho riscoperto il giocare insieme, scambiando le dinamiche di ruoli e situazioni, con il pretesto di raccontare delle storie agli altri.

Ho deciso di restare perché è un’ottima scuola che ti insegna a scoprire la bellezza, la fortuna e la responsabilità di essere diversi.

 

Dal tuo punto di vista cos’è che funziona e rende un momento speciale il tuo laboratorio?

 La denominazione del laboratorio che conduco io è: laboratorio di teatro. Ma in realtà sono due ore di delirio organizzato. Anzi, anche poco organizzato, succede sempre qualcosa di imprevedibile.

Imprevedibile perché è sempre aperto a nuovi arrivi e alle proposte. Imprevedibile perché le esigenze e i bisogni del gruppo cambiano con il tempo, anche a distanza di settimana in settimana.

Noi ci incontriamo e da lì si decide insieme cosa è più divertente, sostenibile, opportuno fare. E’ difficile che insieme si decida di affrontare temi teatrali, copioni teatrali, autori teatrali. Ma piuttosto ci raccontiamo storie che ci piacerebbe raccontare agli altri, ci raccontiamo momenti nostri di vita da condividere, si gioca ad esercizi ludici, si guardano video o si balla con musiche scelte insieme, ecc.

Tutto questo per conoscerci e saperci voler bene nei modi giusti, in una caoticità tipica del gioco.

 

Come partecipano le i bambini alle attività?

 Durante le ore del mio laboratorio ci sono ragazzi e ragazze dagli 11 ai 20 anni, affidatari dai 20 anni in su e volontari e tirocinanti di età varie.

I ragazzi partecipano con approcci differenti secondo le loro possibilità comunicative, sindromi o difficoltà relazionali. Alcuni di loro hanno fatto un percorso personale di in questi tre anni, che li ha cambiati nell’approcciarsi con gli altri. Altri sono più passivi e godono della situazione che creiamo insieme e del clima che trasmettiamo facendo attività.

Gli affidatari sono disponibili e propositivi, sempre. Hanno l’intelligenza di fare delle proposte, conoscendo bene le problematiche del ragazzo o ragazza che seguono e questo arricchisce tutti.

 

Ci racconti un aneddoto o un bel momento vissuto durante le attività teatrali? Quello che più di altri ti è rimasto nel cuore..

 Due ragazze e la loro madre un giorno vengono a vedere il laboratorio. Noi stavamo preparando la scena da presentare a Natale e si era creata anche fisicamente una sorta di passerella, in cui uno alla volta, tutti noi aiutati dalla musica prendevamo il nostro spazio, il nostro momento. E gli altri facendo il tifo per ogni partecipante.

Era quello che succede sempre durante le feste a CasaOz; si delimita uno spazio in cui chiunque entra è galvanizzato e stimolato da tutta la ‘tribù’ di bambini e famiglie, che abitano la casa in questi momenti.

Le ragazze ospiti vengono coinvolte nella passerella, e si prendono il loro momento di ‘gloria’. Si sono divertite, anche se non conoscevano ancora nessuno del gruppo.

La madre, vedendo le figlie in questo vortice caotico di allegria e celebrazione, dopo un momento di divertente spaesamento, si commuove. Non platealmente, ma si notava. Stavamo vivendo bene, ne avevamo una prova da ‘fuori’.

Ecco: ho provato a cercare un aneddoto. Inutile dire che ogni giorno, potenzialmente, ci sono valanghe di momenti che ci arricchiscono e di cui val la pena tenerne memoria per raccontare una storia.

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